“The Unstoppable Far-Right? Populism and the Aftermath of the European Elections”

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ELF Ralf Dahrendorf Round Table del 24 settembre 2014 – Brussels 

 

Lo scorso mercoledi’ anche LibMov ha avuto modo di prender parte alla Ralf Dahrendorf Round Table. L’ argomento era affascinante quanto allarmante per la sua attualita’. Inutile negarlo, il populismo e’ un fenomeno sicuramente allarmante.

Situato alla sede del Parlamento Europeo, questo dibatttito ha dato la possibilita’ di testare l’ atmosfera politica. Il pubblico presente differiva leggermente da quello che ci si sarebbe aspettati. Ed e’ forse stata questa la caratteristica che ha reso il dibattito ancora piu’ interessante.

Proposto come un incontro tematico, questo evento ha rappresentato l’ occasione per discutere di due nuovi lavori sull’argomento. Rispettivamente, Timo Lochoki, che ha curato l’edizione del volume “Populist parties and the European elections” e Clara Sandelind con “Taking Command of the Debate: Multilevel Responses to the Anti-Migration Argument” hanno delineato il contesto nel quale incentrare il dibattito. Domande cardine sono state come i paesi membri affrontano il populismo e di quali strumenti di comunicazione fanno uso i populisti nei singoli paesi membri. Quando si parla di populismo infatti, bisogna considerare il ruolo di rilievo che spetta ai mass-media dell’area conservatrice: possono infatti determinre l’ avanzata o l’ arresto della scia populista.

Se vogliamo comprendere come i populisti si rapportano con il loro potenziale elettorato dobbiamo  analizzare da vicino l ‘approccio che hanno i media riguardo a temi quali la disoccupazione e l’ immigrazione. Sono questi gli argomenti su cui si rileva una maggiore polarizzazione: da una parte presentare soluzioni, dall’ altra riportare notizie sull’ onda dell’allarmismo dilagante.

Invitati a esporre i risultati delle loro ricerche, gli editori hanno descritto le strategie usate dai media  e il relativo contesto nei casi di Svezia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Filo conduttore e’ l’ approccio dei giornali conservatori e il registro usato dai populisti. Perche’ i  populisti reclamano anzitutto la capacita’ di comunicare con la stessa lingua del loro potenziale elettorato. Forse un dato da non sottovalutare, in quanto liberali e perche’  diamo forse – involontariamente – troppo spazio a questo equivoco anche all’interno dell’arena politica. Anziche’ controbattere alle domande poste di volta in volta dal populista di turno, e’ necessario abbracciare le preoccupazioni esposte. Perche’ non sono le preoccupazioni dei populisti, ma quelle del nostro possibile ellettorato.Ed e’ a loro che dobbiamo fornire risposte adeguate. E’ doveroso riconoscere quali sono le possibili falle del sistema democratico e tradurle in un messaggio chiaro e’ accessibile a tutti. Lo stiamo gia’ attuando in mille modi e tuttavia forse non e’ abbastanza, giacche’ la presenza populista non e’ riconducibile a un fenomeno passeggero.

A cio’ e’ servita la presenza, tra il pubblico, di un nutrito gruppo di populisti britannici. Giunti decisamente a titolo provocatorio, hanno tuttavia creato la possibilita’ di vedere alcuni fattori altrimenti rimasti nascosti. L’ elettorato e’ soprattutto un miscuglio eterogeneo di individui che non sempre vuole o ha tempo di capire cio’ che  influenza le decisioni nell’arena politica. I populisti lo sanno e strumentalizzano questo aspetto senza remora. Reclamare a piena voce i valori liberali implica ridurre la distanza tra una buona fetta della societa’ civile e cio’ per cui noi ci battiamo.

Sarah Lenders Valenti

26.09.2014

(English Version)

Last Wednesday I took part to the Ralf Dahrendorf Round Table. The topic was as appealing as concerning, because of the time-frame we live in. Populism is arising and it is indeed a concerning phenomenon.

Located inside the European Parliament, this debate gave me the chance to take a grasp of the political mood. I have to admit the audience I encountered slightly differed from what I thought it would have been. This very context provided though a very interesting debate.

In this study lunch we were invited to discuss about two recent works, the one of Timo Lochoki editor of “Populist parties and the European elections” and of Clara Sandelind, editor of “Taking Command of the Debate: Multilevel Responses to the Anti-Migration Argument”. The editors brought in question how European countries populism handle and how populists about the European Union talk. And when it comes to talk about populism, we have to talk about the influence of media. It is a matter of the conservative newspapers whether the populist approach gains or loose support.

If we want to understand what the communication strategies of populists are within their own country, we have to look at how the conservative branch of the media report about issues such as unemployment and immigration. In fact, these issues are subject to be described in a negative way (i.e. concern arise) or a positive way (i.e. seeking a solution). It depends a lot on the historical context of the country, its political actors as well as other variables.

The editors at this Round Table described the above mentioned situation in Sweden, Germany, the Netherlands and the United Kingdom. Key feature is the approach of newspapers together with the definition of the populist language vocabulary. Because populists claim to speak in the name of people. And because we, as liberal, tend to leave too much space for this to happen. While we should claim this very space of the political arena for us as well. In fact, we are not supposed to give response to every populist concern, but to embrace their concerns because they belong to the people they think to represent. In doing so, we take away the very reason for them to exist. Acknowledging what the breaking factors in our society are is admitting the will to bring concrete solutions within a liberal strategy. We are already doing this in thousands of ways, however it may not be enough if the populist stream is still gaining ground.

To remind us of this very issue, there it was, the group of populists from UK, within the audience, popping up every two or three interventions just as a statement of disapproval. Without actually getting into a productive discussion, this debate served as evidence for liberals to challenge themselves in creating new range of answers. Apparently, we didn’t achieved yet the key to speak to all our potential electorate. Which is therefore our new challenge. Claiming the meaning of liberalism should include bridging the gap between a considerable part of the civil society and what we stand for.